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Corso di Tecnica Makeshi a Rivoli

Anche a

Rovereto e Modena

Makeshi è shiatsu armonico sul lettino

Docente: Claudio MICALIZZI

Date:

a Rivoli (To)

29/30 ott. 2016 – (1° incontro)

26/27 nov. 2016 – (2° incontro)

17/18 dic. 2016 – (3° incontro)

04/05 feb. 2017 – (4° incontro)

prenotaz./iscriz.

Dario Gallo 340 6251296

a Rovereto (Tn)

08/09 ott. 2016 – (1° incontro)

05/06 nov. 2016 – (2° incontro)

03/04 dic. 2016 – (3° incontro)

14/15 gen. 2017 – (4° incontro)

prenota./iscriz.Elena Faes 340.2571988 – @mail:elena.faes62@gmail.com

a Modena

11 e 12 febbraio 2017 – (1° incontro)

11 e 12 marzo 2017 – (2° incontro)

1 e 2 aprile 2017 – (3° incontro)

6 e 7 maggio 2017 – (4° incontro)

prenota./iscriz.prenota./iscriz. Gilda Fantoni 333 6119799 – Ass “Il Ponte”, Modena

orario: sabato e domenica 9,30/13,30 – 14,30/18,30

Per gli operatori iscritti alla FISieO che ne faranno richiesta, saranno assegnati i punti ECOS

Al termine del percorso verrà rilasciato un attestato di  partecipazione

Si rivolge:

  • A chi per motivi professionali vuole apprendere una nuova tecnica caratterizzata da intensità, sensibilità ed efficacia;
  • A chi vuole arricchire il suo lavoro con la capacità di alternare le tecniche che già conosce con una appropriata struttura teorica;
  • A chi vuole approfondire e differenziare la conoscenza dello shiatsu ed applicarlo sul lettino;
  • A chi vuole entrare nel mondo del massaggio energetico ed imparare in breve tempo un trattamento professionale;
  • A chi pratica discipline corporee e vuole rielaborare la sua pratica e la visione teorica.

Docenza: Claudio Micalizzi o da istruttori qualificati AnMa.

Durata:

Il corso ha la durata di 60 ore, che possono essere suddivise in quattro WE o altre soluzioni, in base al periodo dell’anno o/e alla location.

Corso di Shiatsu sul lettino

Il “Metodo Makeshi” è una tecnica manuale di lavoro corporeo Intensa,  Dinamica e Sensibile, per lavorare sul lettino con i concetti fondamentali dello  shiatsu, è stata ideata da Claudio Micalizzi ed è marchio registrato.

Il Makeshi

Il “Metodo Makeshi” è un modo per applicare lo shiatsu sul lettino con una teoria specifica per agire con lo shiatsu in modo specifico e graduale sul corpo, sulla sua circolazione energetica e sullo stato emotivo.

Docente
Claudio Micalizzi,
ideatore del Metodo MaKeShi

Il metodo MaKeShi è una tecnica manuale di lavoro corporeo per lavorare sul lettino con i principi fondamentali dello shiatsu. Una elaborazione teorica e pratica che nel passaggio dal futon al lettino valorizza uno shiatsu spontaneo, per agire in modo specifico e graduale sul corpo, sulla sua circolazione energetica e sullo stato emotivo.

MaKeShi propone un lavoro Intenso, Dinamico e Sensibile perché cura gli aspetti del tocco, del ritmo, dell’ascolto e della connessione presenti nel trattamento shiatsu e li interpreta con originalità nella pratica sul lettino.
In questo senso, MaKeShi è molto più di una trasposizione dello shiatsu tradizionale, perché riformula il lavoro – anziché adattarlo – in una propria cornice teorica e pratica. Più nel dettaglio, il metodo MaKeShi:

  • suddivide le sequenze in sei tecniche da riunire in conseguenza della valutazione
  • pratica con tre livelli di intensità crescenti
  • valuta su sei livelli diversi di sensibilità
  • conduce il ricevente in uno stato di ascolto e sblocco
  • sviluppa sensibilità, attenzione e connessione


A chi è rivolto

Il master è aperto ai soci ADS Shiatsuki, diplomati e allievi che hanno terminato il secondo anno di formazione e ai soci Fisieo.

Crediti formativi e punti Ecos
Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
Il corso è accreditato Fisieo e consente il rilascio di 60 punti Ecos.

Programma del corso

Il programma del corso prevede:

  • Lo studio della teoria e della pratica del Makeshi attraverso la suddivisione dello shiatsu in 6 tecniche di base e la ricomposizione del lavoro con un impianto teorico suo proprio, per intervenire in modo specifico sul piano corporeo, energetico o mentale.
  • La teoria approfondisce gli aspetti dello Yin-Yang, i sei livelli, i primi quattro meridiani straordinari.
  • La valutazione energetica e la strategia del trattamento attraverso i cinque elementi e l’ascolto intuitivo.
  • La pratica della sensibilità, della spontaneità e dell’intuito.
E’ con piacere e soddisfazione che e mi dispongo a scrivere, raccontare e condividere l’evoluzione del mio lavoro di shiatsu e di un’aspetto in particolare che riguarda il passaggio dal futon al lettino, trasformandosi in MaKeShi. un’attività e una tecnica che con lentezza spontanea mi sono ritrovato ad usare e poi a comunicare,con entusiasmo e senza fatica, ma con la difficoltà di dover rielaborare e descrivere e spiegare le mie modalità di lavoro e la teoria che lo sostiene, che essendo personali e spontanee applico con naturalezza, senza pensarci.
Come ogni tecnica di lavoro corporeo il MaKeShi si propone di portare beneficio alla persona che riceve il trattamento, sia nel corpo fisico sia in tutto il suo essere al fine di condurla in uno stato di disponibilità a lasciare andare il controllo delle sue compensazioni. Per far ciò nel migliore dei modi, l’operatore dovrà quindi abbandonarsi al lavoro e alle sue tecniche. Abbandonarsi vuol dire disporsi in una condizione di calma e tranquillità mentale, di pulizia di pensiero e apertura alla percezione.

Un’importante caratteristica è non aver fretta, restare nel proprio lavoro, in ciò che si sta facendo, mantenendo vivo lo stimolo nel ricevente un tempo sufficientemente lungo per portare la sua attenzione nella zona contattata.

Occorre padroneggiare l’uso delle velocità nell’applicazione delle tecniche per lavorare lentamente fino all’immobilità, poiché strano a dirsi,  anche nella fissazione c’è attività; ma anche velocemente per muovere l’energia vitale o distogliere il controllo della mente sul corpo (la nostra mente mantiene stabili alcuni programmi di compensazione che il corpo/mente attiva quando è in difficoltà nel rispondere alle sollecitazioni della vita, quali tensioni, contratture, dolori, ipo o iper funzionamento di organi e apparati). ma attenzione!! Per lavoro “veloce” non intendo “avere fretta”! è un cambiare il ritmo del nostro corpo, mantenendo stabile la calma interna.

Agendo in questo modo si porta la persona in una condizione di “abbandono consapevole”, espressione che appare contraddittoria, pensando che con l’abbandono si entri in una specie di perdita del controllo e della presenza; al contrario “abbandono consapevole” vuol essere apertura all’ascolto per una reale partecipazione al trattamento.

E in questi momenti di “abbandono consapevole” che il MaKeShi lascia fluire le tecniche con una modalità che io chiamo TOCCO PRIMARIO, al quale si affianca il TOCCO TECNICO. Per TOCCO PRIMARIO intendo quella qualità umana innata, che non si impara, ma che riscoprendola, si lascia emergere; è l’istinto che ci accompagna al tocco in un certo modo in una certa zona, è una “forza delicata”; uso questi due termini per evidenziare la coesistenza dei caratteri maschili e femminili nell’agire umano e importanti aspetti equilibranti e attivanti nel lavoro corporeo. Il “TOCCO TECNICO” è il ”come fare” e si apprende in un secondo tempo  dall’esperienza degli altri e dalla propria,  esso si trasforma in TOCCO SENSIBILE.
Le tecniche usate sono essenzialmente sei, partendo dalla pressione per finire con dondolamenti , frizioni ecc..Il gioco che si innesca nell’uso delle tecniche inizia a comporre il quadro di un trattamento alla ricerca di quest’”abbandono consapevole” per far emergere nel ricevente quello stimolo vitale insito in ognuno di noi, che è in pratica la capacità di risanamento, e per rifarsi al pensiero del Maestro Masunaga, l’eco della vita.

Nulla di nuovo quindi, ogni stile di shiatsu o altra tecnica sono alla ricerca di una risposta; la modalità che uso mi ha naturalmente portato a ricercare prima la preparazione del “terreno” di chi riceve in modo da ottenere almeno due momenti di massima intensità per la risposta/cambiamento. Considerando che un trattamento è costituito da: un inizio e una fine, momenti di valutazione darsi il tempo per sentire che la tecnica è eseguita bene e altre parti che raggruppo sotto il nome di transizioni, due momenti buoni non sono così pochi.

Tornando alla coesistenza della coppia: “tocco primario e tecnico”, si delineano così alcuni percorsi paralleli che rappresentano l’aspetto principale del lavoro. Le tecniche a disposizione si applicano in successione, passando da un da una rotazione ad un dondolamento trasformandolo poi in uno stiramento ecc….. conferendo ad ogni tecnica il 100% di valore (noi sappiamo che nello shiatsu la pressione è il fulcro, le altre metodiche si muovono in sinergia con la prima o servono per la valutazione, sono comunque meno importanti).

Affiancheremo inoltre all’intercalare delle tecniche quella dei tocchi ( tocco tecnico e tocco primario) ed infine gli ascolti di pancia e mente cadenzati e organizzati intorno al respiro. Il susseguirsi di queste operazioni è un aspetto semplice da descrivere ma non immediato nella realizzazione, chiamo questa struttura operativa: il Gioco delle Alternanze.

 

Questa norma per lo svolgimento è già di per sé una tecnica, e rappresenta lo spazio vuoto tra un’operazione e un’altra; è il ritorno su di noi e in noi, è quello spazio fragile che si apre nel nostro sentire quando qualcosa di nuovo sta per nascere ma non sappiamo ancora cosa. Questo modo sostiene e accompagna l’aspetto creativo, trovando la sua collocazione  e regola per non ritrovarsi a fare tutto ciò che salta in mente.

 

Applicando il gioco dell’alternanza non è mai chiaro quale azione applicare al fine di ciò che si sta eseguendo; sarà lo spazio di tempo tra un respiro ed un altro, in cui ci si sente sospesi in una delicata bolla di vuoto mentale che farà nascere o dirà alle nostre mani che cosa fare, permettendo al Gesto di emergere, esso verrà ceduto al TOCCO TECNICO che lo applicherà con la dovuta sensibilità. Intendo evidenziare l’importanza del gesto come veicolo di espressione e sentimento; quando i movimenti si trasformano in gesti i contenuti vengono trasmessi con intensità, possiamo anche dire che l’intensità è sostenuta dall’espressione e dal sentimento che si matura nella pratica.

Le alternanze, il passare da una procedura all’altra, i momenti dinamici contrapposti a quelli statici li ritroviamo nella pancia e nella sua stabilità, nel respiro, nel pensiero, nella memoria cellulare che stimola i nostri gesti continuamente, musicalmente con una lentezza arcaica, che semplifica i movimenti, i tocchi, gli appoggi e i passaggi in una lucidità giocosa, senza sforzo, dove il naturale emerge ritmicamente come il battito del cuore o come l’alba del mattino osservata dall’alto di un monte e la nebbia dell’umido della terra rende il paesaggio magico, come è magico il nostro sguardo che osservando una persona dice:”Toh….! Un essere umano….”. Quest’immagine attribuisce a questo lavoro un carattere non direttivo,  in cui non si vuole indurre nulla; è l’incontro di due esseri umani che si aiutano mutuamente, ognuno nel suo ruolo.

Il lavoro viene svolto senza quella tensione che solitamente implica la ricerca di un risultato specifico, ma cercando invece lo stupore di un risultato speciale che sarà la risposta della vitalità del ricevente al tocco, in equilibrio con il suo momento di vita, un cambiamento “equo e sostenibile”.

Lo scopo del MaKeShi non è cercare lo sblocco di un’articolazione specifica o l’apertura di canali o punti poiché quel lavoro potrebbe non essere proprio la cosa giusta per il ricevente, causando tra l’altro nell’operatore quel senso di frustrazione per dover ricercare sempre la tecnica migliore, bisogno comprensibile ed umano che sopraggiunge in un secondo tempo, dopo aver stabilizzato un primo lavoro sicuro di base, facendo emergere ciò che gia è insito in noi, accostando poche tecniche di base, sicure ed efficaci, per ottenere da subito una tranquillità nel lavoro ed una gratificazione personale, alimento nutriente per iniziare la ricerca e l’approfondimento della materia.

 

Dopo aver consolidato in noi la capacità di applicare l’alternanza delle tecniche e destreggiare le velocità di applicazione allora ci si dedica alla parte corposa del lavoro che è la comprensione personale, la riflessione sulla natura, sulla vitalità e la salute, per arricchire l’ambiente interno in cui si entra come se fosse la nostra stanza di lavoro: questo è dato da quell’esercizio invisibile ma così intenso che proviene dal gruppo di studio, la classe, ambiente fecondo che mettendosi tutti sullo stesso piano permette di osservare e scambiare, sentire, riflettere, ricevere. E un livello orizzontale dove il proprio lavoro diventa più efficace poiché si adatta ai propri vissuti e comprensioni, lasciando emergere la parte luminosa di noi a rischiarare le nostre tendenze naturali.

Si recupera inoltre la parte ludica che ci appartiene, che ci porta ad un apprendimento che integra i concetti teorico-tecnici nel corpo, nella fisicità, e nel nostro modo di essere alla ricerca di una  libertà di applicazione.

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